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Superare i rimpianti e rifarsi una nuova vita

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Un’occasione mancata, una scelta errata, un mossa non affrontata possono fare un’enorme differenza nella vita. A volte quel singolo passo che evitiamo di fare perché non troviamo il coraggio si rivela a distanza decisivo.

Qualche anno fa un’infermiera australiana, Bronnie Ware, ha raccolto in un libro le sue esperienze nell'affiancare i pazienti sul punto di morte. Si tratta di un libro toccante che mette in luce alcuni aspetti importanti su come molte, troppe persone vivono la vita.

La maggiore parte di questi pazienti infatti indicava sempre gli stessi 5 rimpianti:

  1. Avrei voluto avere il coraggio di vivere una vita ai miei termini e di non fare solo quello che gli altri si aspettavano da me.
  2. Avrei voluto non lavorare così tanto.
  3. Avrei voluto avere il coraggio di esprimere le mie emozioni.
  4. Avrei voluto restare in contatto con i miei amici.
  5. Avrei voluto permettermi di essere più felice.

Appare evidente che esistono degli aspetti che connettono questi rimpianti: la mancanza di coraggio nel prendere in mano la propria vita e nell'ascoltare e vivere le proprie emozioni anche in relazione agli altri. I rimpianti nascono da una sorta di discrepanza tra l’io reale e quello ideale che diventa via via maggiore con il passare degli anni e che esplode quando, vicini alla morte, ci accorgiamo che non abbiamo più tempo per correggere il tiro.

Evitare i rimpianti è quindi prima di tutto possibile conoscendo più a fondo se stessi, come si è e come si vorrebbe essere e sviluppando il prima possibile un percorso di crescita personale che ci permetta di colmare quanto più possibile il divario tra reale ed ideale.

Perché non si può vivere di rimpianti e rimorsi

Vivere di rimpianti non ci rende felici e il problema non si manifesta solo alla fine della nostra esistenza ma anche durante. Sentire il peso dei rimpianti è come avere una zavorra legata al piede che non ti permette di correre e che ti trascina emotivamente sempre verso il passato. Anche se la persona che vive il rimorso vorrebbe guardare al futuro, implicitamente, proprio perché orienta la sua attenzione a qualcosa che si colloca nel passato, rimane fermo e non si evolve. Questo rischia di tradursi in un ripetersi del problema come in una profezia che si autoavvera.

Per altro i rimpianti fanno male, rappresentano un punto doloroso che amplifica la risposta da stress e che ci orienta verso comportamenti errati nelle aree prevalenti delle nostre sensazioni di base (paura, rabbia, dolore o ricerca compulsiva del piacere). Spesso i comportamenti autolesionistici, le scelte assurde che ci danneggiano, i sabotaggi inspiegabili sono legati alla lotta interiore che la persona sta svolgendo con i propri rimpianti.

Come il passato può influenzare il futuro

Le memorie e le interpretazioni del passato sono uno strumento fondamentale con cui il nostro cervello pianifica e valuta le azioni future. Per questo il passato, o meglio l’interpretazione che noi ne diamo, risulta fondamentale per definire cosa accadrà nel futuro. Non si tratta di magia ma di neuroscienze. La corteccia prefrontale è la zona del cervello preposta al compito fondamentale di valutare le pertinenza dei comportamenti futuri sulla base delle esperienze passate e per questo qualsiasi interpretazione esasperata di una situazione pregressa incide pesantemente sulle scelte future.

Chi vive di rimpianti tende a vedere il proprio passato come un insieme di errori che portano alla sofferenza attuale anche se spesso la sofferenza stessa è in realtà generata proprio dall'interpretazione data al passato. È un cane che si morde la coda ma una cosa è certa: se la persona fosse in grado di interpretare in modo nuovo il passato sarebbe in grado di vivere in modo diverso il presente e, soprattutto, di programmare il futuro con più entusiasmo.

I pensieri negativi costanti: come si formano

Una delle ragioni per cui questi meccanismi si instaurano è che il cervello tende a memorizzare molto di più la negatività piuttosto che la positività. Esistono differenze individuali ma in generale il nostro sistema nervoso centrale si è evoluto per proteggerci dai pericoli e quindi si comporta un po’ come il velcro per il negativo e come il teflon per il positivo. Per questo si ha spesso l’impressione che gli episodi positivi anche importanti scivolino via senza lasciare traccia mentre piccole esperienze negative vengano ingigantite a dismisura. Viene chiamato negativity bias, ossia inganno al negativo ed è meccanismo molto ben conosciuto in neuroscienze.

Senza dubbio l’unico modo per cercare di evitare che questo meccanismo prevalga del tutto è cercare di ricostruire la propria interpretazione dell’accaduto. Il processo si chiama reframing, che significa letteralmente incorniciare nuovamente. In pratica vuol dire ristrutturare l’accaduto per cambiare la percezione di un episodio e dunque il suo significato.

Il processo di reinterpretazione grazie ai meccanismi della neuroplasticità (ossia l’adattamento neurologico che avviene in funzione delle esperienze vissute) permette di fare emergere il fenomeno della crescita post-traumatica (Post Traumtic Growth) in situazioni traumatiche che normalmente potrebbero dare vita ad un disturbo post-traumatico da stress (Post Traumatic Stress Disorder o PTSD).

Come cambiarli e avere una nuova visione di sé

Un elemento centrale per superare i rimpianti è sviluppare la capacità di perdonarsi. Il perdono nei confronti degli altri, ma ancora di più di se stessi è indubbiamente uno degli elementi essenziali per superare blocchi emotivi, rimpianti e in generale una visione negativa del proprio passato.

Esistono vari interventi che possono essere utilizzati per enfatizzare il perdono e superare i rimpianti di cui i seguenti possono essere considerati i principali.

  1. Tenere un diario: il diario permette di ristrutturare le proprie esperienze e di viverle in modo più oggettivo. La scrittura del diario permette di sviluppare delle capacità analitiche più profonde ma anche di sfogare residui di paura, rabbia o dolore.
  2. Focalizzarsi sul senso di gratitudine: la gratitudine è un’emozione importante capace di ristabilire un umore positivo molto rapidamente. Se si riesce a focalizzare la propria attenzione su qualcosa per cui si può davvero essere grati, le emozioni negative svaniscono molto in fretta.
  3. Meditare focalizzandosi sul perdono: il tema del perdono può essere al centro della meditazione quotidiana in modo che penetri anche a livello subconscio, dove la maggior parte dei cambiamenti deve effettivamente avvenire.

In particolare la meditazione è una pratica estremamente utile per cambiare prospettiva sulla vita e per sviluppare pace interiore e serenità. In tutte le condizioni di malessere e disagio la meditazione può contribuire a migliorare la qualità delle vita della persona.

Molti pensano che sia difficile imparare a meditare ma non è così. Se si affronta con un metodo preciso, si può iniziare a meditare molto rapidamente e percepirne immediatamente i profondi benefici.

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