Squilibri ormonali, quanto influenzano il peso

05/02/2019

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Molte persone sono affette da squilibri ormonali senza nemmeno saperlo. Un’alterazione della produzione ormonale è parte importante del processo di invecchiamento, tant’è che nel campo della medicina antiaging viene discusso con grande interesse come compensare questi cambiamenti con terapie mirate.

Ma cosa sono esattamente gli squilibri ormonali? Con questo termine si intende una condizione in cui la produzione ormonale è alterata e cambiano i rapporti tra i vari ormoni, senza però che il grado di alterazione sia tale da dare vita ad una vera e proprio a patologia. 

Gli ormoni, prodotti dalle ghiandole del nostro corpo, sono dei messaggeri responsabili di specifiche azioni, ma anche di una complessiva comunicazione tra i vari distretti del corpo. A volte gli squilibri ormonali sono del tutto fisiologici - come nel caso della menopausa nella donna - eppure hanno delle conseguenze sullo stato di salute ottimale.

Elencare quali sono gli squilibri ormonali in modo completo sarebbe molto complesso in quanto ogni ghiandola del nostro corpo può trovarsi in condizioni di alterata produzione in ogni momento della nostra vita. Gonadi (ovaia e testicolo), surrenali, pancreas, tiroide, ipofisi sono solo alcuni esempi di ghiandole che, attraverso una produzione non ottimale di ormoni, creano squilibri a livello fisico e perfino psichico ed emotivo.

Gli effetti dipendono dalle ghiandole coinvolte, vediamo anzitutto le relazioni tra ormoni e metabolismo. Quanto gli ormoni sono responsabili dell’aumento o della perdita di peso. 

Alcuni ormoni svolgono un’importante funzione di regolazione del nostro metabolismo e del deposito di tessuto adiposo e quindi contribuiscono in maniera indiretta a regolare il peso corporeo. Nella maggior parte dei casi l’aumento di peso o la difficoltà a perderlo sono legati ad aspetti prettamente alimentari e comportamentali. Ma a volte sono gli ormoni a remare contro e in questo caso è bene riconoscere il problema e, con l’aiuto di un medico esperto, cercare di risolverlo.

Sono 4 le condizioni che possono essere legate ad una marcata tendenza ad accumulare grasso: 

  • Riduzione degli ormoni tiroidei
  • Alterato rapporto tra estrogeni e androgeni
  • Aumento dei livelli di cortisolo
  • Aumento dei livelli di insulina

I sintomi dello squilibrio ormonale

 Come fare a sapere che il nostro peso è condizionato da uno squilibrio? Che la dieta è sabotata in qualche modo da uno stato di alterazione ormonale? Occorre prestare attenzione all’instaurarsi e all’evolversi di alcuni segnali che sono ovviamente specifici a seconda dello squilibrio che si sta sviluppando.

Riduzione degli ormoni tiroidei

Questo squilibrio si manifesta con aumentata stanchezza, sonnolenza, intolleranza al freddo e una generica propensione ad aumentare di peso. Basta una minima riduzione (ben inferiore a quella presente nei veri e propri casi di ipotiroidismo) ad incidere in particolare su una riduzione del metabolismo basale di cui gli ormoni tiroidei sono importante regolatori. Valori bassi della tiroide (ipotiroidismo) coincidono proprio con questi sintomi appena elencati.

Alterato rapporto tra estrogeni e androgeni e conseguenze sul peso

Uomini e donne producono sia estrogeni, sia androgeni, in particolare estradiolo (il principale ormone femminilizzante) e testosterone (il più importante ormone mascolinizzante). Ovviamente i rapporti sono differenti nei due sessi e variano anche da persona a persona, determinando quelli che vengono chiamati i caratteri sessuali secondari (tra cui timbro della voce, distribuzione dei peli corporei, caratteristiche dei genitali, tendenza caratteriale all’aggressività). 

Uno degli attributi fisici regolati dal rapporto tra questi ormoni è anche la relazione tra massa muscolare e massa grassa. Gli estrogeni tendono a promuovere il deposito di massa grassa in particolare su cosce e glutei e gli androgeni invece aiutano la formazione di massa muscolare. L’uomo che supera i 60 anni e che inizia a perdere muscoli e a depositare grasso nella parte inferiore del corpo, potrebbe avere uno squilibrio ormonale. La donna in età fertile con cicli abbondanti, sindrome premestruale e tendenza all’accumulo di grasso su gambe e glutei potrebbe avere livelli di estrogeni troppo alti, sia in relazione al testosterone che al progesterone (un altro ormone che ha azione antagonista rispetto agli estrogeni).

 Aumento dei livelli di cortisolo

Il cortisolo è conosciuto come l’ormone dello stress e come tale attiva una serie di risposte di emergenza nel nostro organismo. Una di queste, porta a depositare più grasso possibile in particolare attorno alla zona dell’ombelico e dei fianchi. Lo stress eccessivo in questo modo diventa uno dei fattori principali che rallenta o blocca la riduzione del grasso corporeo. Questo accade anche nelle persone che non recuperano abbastanza perché, per esempio, soffrono di insonnia. 

Aumento dei livelli di insulina

Un eccesso di insulina è forse la condizione ormonale più tipicamente connessa con un aumento di peso. In questo caso è ben riconoscibile un deposito eccessivo di grasso viscerale, ossia intra-addominale. Si tratta di tessuto adiposo interno alla cavità addominale (non sottocutaneo) che crea una pancia tonda e tesa senza pliche di grasso facilmente identificabili. Questo grasso diventa un vero e proprio organo endocrino pericoloso per la nostra salute e capace di aumentare i livelli di infiammazione sistemica. La causa è legata ad un consumo eccessivo di zuccheri che altera la produzione di insulina e rende meno efficiente il legame tra ormone e recettore. Questa condizione può evolvere in un diabete ma a volte rimane semplicemente una causa nascosta di una difficoltà a regolare il peso corporeo.

Le cause dei problemi ormonali

Non è sempre possibile capire cosa causi questo squilibrio, che comporta problemi di ogni tipo: nel caso della tiroide in genere si tratta di una forma lieve di ipotiroidismo autoimmune o di una riduzione di produzione legata all’età. Lo squilibrio tra estrogeni e testosterone è legato all’avanzamento dell’età, oppure a una predisposizione genetica. Nelle ultime decadi è subentrato anche il problema del bisfenolo-A, sostanza contenuta nella plastica e quindi presente nell’ambiente, capace di alterare il meccanismo di azione di alcuni ormoni e di comportarsi come una sostanza estrogeno-simile.

In presenza del cortisolo alto, dobbiamo guardare a una condizione di stress psico-fisico, di iper-vigilanza (situazione di combatti o fuggi) o scarsa soddisfazione e stanchezza legata alla mancanza di recupero fisico. Uno squilibrio dei valori di insulina viene causato da un regime alimentare scorretto, disattento, caratterizzato da un eccesso di consumo di zuccheri e da una vita sedentaria.

Riconoscere lo squilibrio ormonale

Se si sospetta uno squilibrio ormonale è fondamentale rivolgersi al medico. Se lo squilibrio è connesso alla regolazione del peso uno specialista in scienza dell’alimentazione o un endocrinologo che si occupa di metabolismo, sono le figure più indicate. Il medico sarà in grado di raccogliere informazioni, effettuare una visita medica e indicare gli esami diagnostici necessari per confermare la presenza dello squilibrio e per poi procedere alla sua correzione.

Test ed esami del sangue

Premesso che gli esami di laboratorio sono fondamentali, devono essere prescritti e valutati da un medico esperto in associazione all’anamnesi e ai risultati di un’accurata visita medica. Inoltre, gli esami non dovrebbero essere mirati solo alla definizione dello squilibrio ma permettere anche una valutazione complessiva dello stato di salute.

Squilibri tiroidei: in questo caso vanno valutati TSH, FT3 e FT4 e va sottolineato che non è corretto determinare solo uno degli ormoni tiroidei (FT4) perché la conversione di T4 in T3 non sempre avviene in maniera efficiente.

Squilibri estrogeni / testosterone: vanno determinati i valori di estradiolo, testosterone totale, testosterone libero, SHBG e anche gonadotropine (FSH e LH) in entrambi i sessi per poi andare a valutare i rapporti tra estrogeni e androgeni.

Squilibri del cortisolo: in questo caso la determinazione del valore ematico di cortisolo potrebbe essere insufficiente. Meglio procedere con i test salivari (con raccolta di 4 campioni nel corso del giorno) o con i valori urinari dopo raccolta delle urine nelle 24 ore.

Squilibri dell’insulina: in questo caso gli esami da fare sono glicemia, emoglobina glicata e insulininemia a digiuno. Eventualmente in fase successivo test da carico con glucosio o glicemia e insulinemia post prandiale.

Ovviamente esistono numerose altre condizioni e molte altre indagini che possono essere fatte. Nella premenopausa per esempio possono essere utili anche i dosaggi di progesterone e nelle alterazioni della produzione ormonale maschile anche quelli di diidrotestosterone (DHT).

Come intervenire

In linea di principio uno squilibrio ormonale anche lieve deve essere diagnosticato da un medico esperto (endocrinologo o specialista dell'alimentazione) che si occuperà poi della sua risoluzione. La prima indicazione è cercare di indagare e correggere lo stile di vita che lo causa. Stress, alimentazione errata, sedentarietà sono tutti fattori che accentuano le nostre problematiche. A volte intervenire a livello dello stile di vita è sufficiente a correggere lo squilibrio. Alcuni squilibri possono essere combattuti con rimedi naturali a base di specifiche piante. Per esempio, la crisina riduce la produzione di estrogeni, la dioscorea villosa li contrasta simulando l’azione del progesterone, la serenoa repens riduce la produzione di diidrotestosterone mentre il tribulus terrestris stimola il rilascio di gonadotropine e di testosterone e l’ashwagandha riduce il cortisolo. Pur essendo rimedi naturali devono necessariamente essere presi dietro consiglio medico per essere utilizzati in modo mirato ed efficace.

Meno utili per gli squilibri ormonali sono invece gli integratori alimentari perché non sono in grado di agire direttamente sui meccanismi di rilascio di specifici ormoni.

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