Ricominciare da zero e voltare pagina

È possibile resettare la propria vita e ripartire da zero? Esistono dei limiti anagrafici oltre i quali è impossibile farlo? E cosa vuol dire davvero ripartire da zero e voltare pagina? Ne voglio parlare perché è una domanda che mi viene spesso fatta. E come tante volte capita, nella domanda si nasconde la risposta. Non rimane altro da capire se questa risposta che spesso le persone come te si danno (il più delle volte "no, è impossibile, è troppo complicato"), sia l'unica possibile.

L'idea di ripartire da zero è accarezzata da tanti. Alla base di questo desiderio, che lambisce i confini dell'aspirazione, c'è spesso un sentimento di insoddisfazione della propria vita unito alla frustrazione crescente nel non riuscire a modificarla.

Dalle interazioni che ho avuto nella mia esperienza lavorativa, come medico e coach, ho ricavato la convinzione che il desiderio di ripartire spesso corrisponda al tentativo di cancellare nell'immediato, con un vigoroso colpo di scopa, gli effetti di una grande delusione. Non sempre c'è voglia di ripartire da zero. Con una saggia operazione di raziocinio ed economia alcuni si domandano dove ripartire, che aspetto cambiare. Ma non è mai facile.

La frustrazione determinata dal non trovare una soluzione, produce alla fine questo desiderio di cambiare scenario. È frequente che a scatenare il meccanismo di rigetto sia la sommatoria di più insoddisfazioni.

Le persone con cui mi confronto sottolineano questi aspetti:

  • Che c'è una profonda infelicità sotterranea, di sfondo quasi, che permea la loro esistenza. Ci sono giornate nelle quali questo stato d'animo sfuma, ma l'idea è quella di una felicità depotenziata, che manchi - insomma - la gioia di vivere. È come se alla fine della giornata, traendo un bilancio emotivo, ci si ritrovasse sempre a che fare con troppe perdite e scarsi ricavi.
  • Questa infelicità può dipendere da tanti fattori. Ad esempio: una cronica mancanza di salute, che si protrae nel tempo, non sembra trovare soluzione e anzi si aggrava fino a costituire un problema insormontabile, dal momento che si tende a rimandare tutto al "quando starò meglio". Ma rimandando progetti da cui potrebbe dipendere un minimo di soddisfazione, aumenta l'infelicità di sottofondo, allungando l'imbuto nel quale - prima o poi - si è destinati a precipitare.
  • Di conseguenza la propria sfera emotiva è come intrappolata all'interno di una gabbia che prevede solo due possibilità: rimanere dentro o fuggire. La sensazione di fuggire è quella che porta al desiderio di resettare tutto. Ma il punto da sottolineare è che la gabbia non doveva esserci. Come è stato possibile trovarsi intrappolati in una esistenza nella quale, alla fine, hai solo due possibilità?
  • La trappola può essere definita da una vita sentimentale e relazionale insoddisfacente. Un matrimonio che non funziona, un rapporto affettivo che non ha scopo, la difficoltà di avere relazioni significative, l'aver perso la stima di persone care, il non riuscire ad avere un rapporto d'affetto con i propri figli o con i genitori e così via.
  • Oppure ci si può sentire ingabbiati da una condizione lavorativa che non piace, che non ti valorizza, che è poco remunerativa o che è completamente all'opposto di quello che ti aspettavi. Le crisi economiche, benché cicliche, potrebbero aver aggravato questa condizione, spingendoti a domandarti se ne vale veramente la pena, se un altro lavoro, un'altra residenza, un'altra vita siano possibili. La frustrazione in questo caso aumenta perché non è facile lasciare il lavoro per un altro o prendere poche cose e partire. Spesso, chi vuole cambiare vita parte proprio da questa riflessione.
  • In una società che sembra essere troppo condizionata dall'apparenza, anche l'aspetto fisico, il non piacersi, il non riuscire a seguire un percorso di dieta, l'essere sempre a corto di energia e forza di volontà può condurre a una considerazione di cambiamento radicale.

Per avviare il cambiamento è necessario cambiare se stessi?

Viene naturale domandarsi dunque se il vero cambiamento sia all'esterno o all'interno o se il secondo non porti al primo e viceversa o se ancora non debba esservi un concorso di entrambi. Potrei essere tentato di dirti che è un po' di tutte le cose, ma il confronto costante con le persone, la mia stessa esperienza diretta, mi portano a dire che prima di cambiare ciò che ti circonda, devi provare a cambiare te stesso. Devi cioè verificare se puoi cambiare le cose intervenendo su te stesso, prima ancora che sull'ambiente (lavorativo, familiare, il luogo in cui vivi...). 

In questo modo eviti di ripetere gli stessi errori che hanno contribuito a costruirti la gabbia intorno e sei sicuro di apportare delle reali modifiche alla tua vita.

Il cambiamento si nutre di molte aspettative. Ma quanto sono realizzabili rispetto alla posizione di partenza? Da un punto di vista fisiologico, la scienza ci dice che possiamo indurre dei reali cambiamenti innescando degli adattamenti. Se osservi l'evoluzione delle specie animali ti renderai conto che i cambiamenti introdotti sono stati molto lenti, ma hanno funzionato in relazione alla ripetitività di comportamenti (delle vere e proprie scorciatoie evolutive, talvolta molto casuali, che modificano la struttura genetica). In piccolo funziona così anche nel corso di un'esistenza, infinitamente più breve di un'era geologica, ma sufficientemente lunga per adottare nuovi modi di pensare, nuovi modi di agire.

La chiave è capire cosa non funziona e calcolare quanto una soluzione può portare.

La mia esperienza mi dice che spesso basta un piccolo cambiamento per determinarne altri. Alcuni esempi pratici:

  • Smettere di fumare o di bere o di abusare di droghe: induce un cambiamento così importante dal punto di vista della risposta dopaminica, che dopo il normale periodo di adattamento in cui si sgancia il cervello dalla ricompensa indotta dalla sostanza esterna, l'individuo comincia ad apprezzare cose che prima non riusciva, perché il massimo della gratificazione veniva dalla dipendenza. Chi smette di fumare, oltre a guadagnare in salute, dopo il periodo di assestamento (denominato "astinenza" e contrassegnato da ricadute) inizia a riscoprire i piaceri primari. Non fa affidamento nella nicotina.
  • Correggere il proprio regime alimentare, eliminando gli zuccheri in eccesso ed equilibrando il proprio apporto energetico in base al reale bisogno calorico. Lo zucchero è il simbolo della nostra civiltà consumistica, basata sull'accumulo e sull'eccesso di calorie vuote, che non apportano nulla. Lo zucchero determina gli stessi meccanismi riscontrati con le droghe e con il fumo, destabilizza il circuito di ricompensa provocando il rilascio del solito neurotrasmettitore (la dopamina). Con il tempo il cervello richiede più zucchero, associando la sensazione di benessere a un alimento che, se consumato in eccesso, provoca solo danni.
  • Fare attività fisica: allenarsi ogni giorno o comunque un certo numero di volte la settimana, porta innumerevoli benefici. Un aspetto da non sottovalutare è che esso genera una risposta ormonale collegata alla sensazione di benessere, piacere e felicità (tramite il rilascio di serotonina, dopamina e noradrenalina). Questa azione indiretta sul sistema nervoso simpatico determina a cascata dei benefici non solo sul cervello, ma anche sul cuore, sui polmoni, sulla muscolatura e su tutto il sistema nervoso. L'allenamento costante oltre a conferire più forza e resistenza, elasticità e tono muscolare genera dipendenza positiva, proprio per le sensazioni di benessere avvertite già durante lo svolgimento (e soprattutto nella ripetitività).

Sono tante le persone che dichiarano di aver cominciato letteralmente un'altra vita intervenendo su questi aspetti o giovandosi degli effetti benefici di una particolare decisione. La scoperta di passioni e nuovi interessi può portare allo stesso cambio di prospettiva, non è nemmeno troppo tardi per acquisire un talento che non si pensava di possedere. Talvolta con risultati sorprendenti.

Quindi il concetto di ripartire da zero va un po' analizzato meglio. Non può essere visto come l'ammissione di un fallimento totale, fermo restando che fallisce solo chi ha il coraggio di intraprendere, ma non va visto nemmeno come negazione del tuo presente o del tuo passato.

Verifica prima di tutto quanto puoi cambiare tu, quali sono gli aspetti su cui puoi intervenire, un passo alla volta. Ti renderai conto che sono straordinariamente tanti. Il punto però è che spesso ti mancano gli strumenti per apportare dei cambiamenti significativi.

In particolare:

  • Potresti non riconoscere a sufficienza le fasi del cambiamento e perderti prima ancora di iniziarne uno vero.
  • Non conoscere dal punto di vista informativo, nozionistico quali strumenti adottare.
  • Sei fondamentalmente immaturo o poco pronto per decidere in modo definitivo e agisci in modo impulsivo, secondo uno schema mentale legato proprio a quella parte di te che vorresti cambiare.

Gli strumenti e la guida sono importanti. Se provi a fare una scorsa del materiale relativo ai corsi di crescita personale presenti sul web, che ti spronano a rifarti una vita, a migliorare un aspetto, a prendere decisioni fondamentali, noterai che non sono mai davvero focalizzati sugli strumenti del cambiamento. Pretendono che tu li tiri fuori, magicamente, alla bisogna. Ma non è così e per un semplice motivo: siamo tutti impegnati, in un modo o nell'altro, a condurre le nostre vite. Non possiamo essere esperti in tutto e non possiamo nemmeno pretendere di essere perfetti. Anzi! 

Per questo motivo insisto parecchio sul concetto che il cambiamento si produce non tanto per le cose fai, ma per chi diventi mentre cambi punto di vista, inizi o smetti di fare qualcosa. Se attribuisci un valore al percorso, attribuirai valore alla tua crescita, apprezzando le tappe intermedie, ma senza mai perdere di vista l'obiettivo finale.

Non devi diventare qualcun altro, non devi per forza cambiare paese, andartene via di casa, cambiare amicizie. In certi contesti potrebbe essere l'ultima cosa da fare, o la prima se pensi che non sia possibile fare altrimenti. Puoi togliere, aggiungere, modificare, ma alla fine della giornata sarai sempre te stesso. Quello che migliora, cresce, impara nuove cose e le mette in pratica.

Quello che alla fine voglio dirti è che c'è la possibilità di cambiare se stessi, di modificare la propria personalità, il modo in cui ti poni rispetto al mondo.

Così come puoi cambiare gusti, interessi, punti di vista.

Puoi cambiare il tuo fisico, modificandolo in meglio; puoi avere più energia per fare più cose; puoi raggiungere un livello di consapevolezza delle tue capacità più alto; puoi scoprire dei lati della tua personalità più curiosi e interessanti; puoi far tuo un equilibrio psicofisico che ti consente una migliore gestione degli impegni, del tempo, dei rapporti personali, della tua sfera emotiva.

In definitiva, puoi davvero ripartire da zero, ma non devi farlo sostituendo te stesso. Devi farlo a partire da te stesso.

INIZIA A CRESCERE E CAMBIARE DAVVERO!

Filippo Ongaro

AUTORE

Filippo Ongaro

Ex medico degli astronauti, ideatore del Metodo Ongaro® per l'alta prestazione e la crescita personale.

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