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Perché lamentarsi sempre non serve a nulla

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Quando si parla di cambiare in positivo la propria vita, di assumere decisioni rilevanti per indirizzare il tuo cammino, spesso pongo l’accento sulla necessità di mettere da parte concetti come destino o fortuna.

Lo so bene che un certo modo di pensare fa persino parte del nostro tratto nazionale italiano.

Che alla fine siamo interessati a conoscere l’oroscopo, che riteniamo la fortuna un fattore indispensabile nella riuscita di un qualcosa, ma nella maggior parte dei casi non è così.

Il professore che ti fa proprio la domanda che non volevi all’esame non è un indovino malefico che ha deciso di punirti, probabilmente ha tirato fuori la domanda da un novero di possibili domande alle quali dovevi saper rispondere.

In alcuni casi si parla di profezia che si auto-avvera, quando creiamo le condizioni perché un fatto non desiderato avvenga. Ma non avviene mai per sfortuna.

Tuttalpiù c’entra il calcolo delle probabilità.

Questo per dirti che in realtà puoi cambiare tante cose della tua vita e prima di giocare la carta del vittimismo e dare la colpa a tutto, tranne che a te stesso, dovresti valutare alcune cose.

La prima, fondamentale, è che lamentarsi è una perdita di tempo che comporta solo effetti negativi, anche se inizialmente può sembrarti il contrario. La seconda è che a furia di incolpare qualcuno o sé stessi, si finisce per ingigantire un problema vedendolo nella sua reale entità.

Cosa dicono scienza e psicologia in proposito

È chiaro che lamentarsi e fare la vittima non ha a che fare con un bisogno masochistico di infliggere negatività a chi ci circonda. Spesso lamentarsi dà un senso di sollievo profondo.

Eppure, un importante studio proprio relativo al bisogno di sfogarsi, in condizioni di malessere, ha dimostrato che è controproducente anche se noi tutti ci lamentiamo durante una normale conversazione.

Mentre la gratitudine ha risvolti positivi per il cervello, il lamentarsi di continuo ne ha di negativi. Il motivo è che si abitua il cervello a creare collegamenti basati su questo tipo di reazione.

In pratica, lamentarsi diventa una risposta immediata. Ecco perché abbiamo la sensazione che chi si lamenta, lo faccia davvero troppo giocando la carta del pessimismo o del vittimismo anche in contesti del tutto casuali.

Il cervello, insomma, attraverso il meccanismo della neuroplasticità, si riscrive creando collegamenti utili al tipo di stimolo elettrico che utilizza di più.

Certo, apparentemente giocare la carta della vittima porta dei vantaggi immediati:

  • Ci si sente in credito
  • Non si assumono responsabilità
  • Le altre persone ti rivolgono attenzioni
  • Le persone ti compatiscono
  • Ti criticano meno essendo in una condizione particolare
  • Potresti ottenere le cose più facilmente
  • Le tue preoccupazioni riempiono la tua vita e in qualche modo ti soddisfano
  • Non devi affrontare i rischi di uscire dalla zona di confort perché nel tuo mondo sei comunque al centro dell’attenzione

 

Puoi verificare la tua tendenza al vittimismo se ricorrono questi sintomi o questi comportamenti:

  • I problemi ti paiono ingigantiti
  • Tendi ad esagerare la portata di problemi di salute od economici, aumentando le cifre o le conseguenze
  • Tendi a dare la colpa agli altri più frequentemente che a te stesso
  • Sei pessimista praticamente su tutto
  • Ami ricordare situazioni tristi nelle quali eri la vittima
  • Pensi che certe cose capitino solo a te
  • Parli male degli altri
  • Contemporaneamente pensi che tutti siano in migliori condizioni di te
  • Ti sembra impossibile risolvere un problema perché sei pieno di problemi che non puoi risolvere
  • Anche se qualcosa ti va bene riesci a trovare il lato negativo
  • Speri di ottenere il conforto altrui o comunque un commento di favore nei tuoi confronti
  • Non analizzi il problema riguardante te stesso e non fai nulla per migliorare la tua vita (non esci dalla comfort zone e la tua routine è sempre la stessa, anche se ti porta a lamentarti di continuo).

 

Allora cosa fare?

In genere ci lamentiamo perché abbiamo la sensazione di non poter correggere qualcosa che va male.

Il senso di impotenza rispetto a un problema che non riusciamo a risolvere tende a trascinarci a valle, insieme a tutto il resto. Se poi la vita ci pone di fronte a sfide quasi insuperabili tendiamo ad accumulare stress, a sentirci tristi, quasi soli di fronte a condizioni irrisolvibili.

Può anche capitare che sia l’ambiente in cui ci troviamo che favorisce il ricorso al vittimismo: un ambiente lavorativo incline al pessimismo o al fatalismo, una situazione familiare complicata nella quale si rimanda tutto o si preferisce nascondere la proverbiale polvere sotto il tappeto.

Ci si può lamentare?

Certo che sì. Basta prendere una qualsiasi conversazione a caso della nostra giornata e ci si accorgerà che ci si lamenta sempre di qualcosa.

A volte, lamentarsi, è un modo corretto per fare arrivare un messaggio e imprimere una svolta.

Quando lamentarsi è controproducente? Quando non vogliamo risolvere una situazione, ma fare del lamento il problema. Cioè appunto estremizzare al punto la situazione da diventare vittime.

Se invece ci si lamenta con lo scopo di risolvere un problema, attirare l’attenzione su uno specifico punto, allora le energie positive possono essere ancora canalizzate per innescare il cambiamento.

Come passare dal vittimismo al cambiamento

Se non riesci a liberarti del vittimismo, del continuo lamentarti, del vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto è necessario imprimere una svolta.

Questa può nascere solo dalla comprensione della realtà e di alcune basilari regole di vita, che mi sforzo sempre di ribadire:

  1. La sfortuna o la fortuna sono elementi perlopiù irrazionali. Ci sono circostanze che possono piegare a nostro sfavore, ma gran parte della nostra vita dipende dalle scelte che facciamo.

    Possiamo trovarci nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma è un'eccezione. Possiamo vivere una vita straordinaria anche all'interno di una cornice "normale", "familiare", improntata a uno stile moderato, a rapporti sociali positivi, a scelte oculate.
  2. Le persone che si realizzano non sono più fortunate o più dotate di noi a prescindere. Certo, possono avere avuto situazioni di vantaggio, ma il punto è che tutti, e dico tutti, possiamo realizzare i nostri obiettivi, a patto che siano compatibili con il nostro impegno.

    È sufficiente essere costanti, non accontentarsi dei risultati intermedi e adottare abitudini produttive.

    Quando ascolti un pianista estremamente dotato puoi pure pensare che abbia un talento enorme, smisurato, ma probabilmente preferirebbe essere premiato per l'enormità dei suoi sacrifici, delle ore passate a battere le dita sui tasti, fin dalla tenera età.
  3. Puoi cambiare la tua vita affidandoti al tuo corpo, al tuo cervello, a quella straordinaria macchina che è l'uomo. Pensa solo un attimo a quanto l'uomo sia in grado di modificare l'ambiente, di aver reso abitabili per se stesso, introducendo tecnologie irraggiungibili per qualsiasi altra specie.

    Questo per dirti che il nostro corpo, il nostro cervello contengono le armi per il cambiamento. Alleni i muscoli e diventi più forti, cammini ogni giorno e il tuo cuore migliora, introduci nuovi abitudini e il cervello si riscrive, conosci più gente e la tua mente si rafforza.

    Non è straordinario? Certo che sì! Allora perché rimanere passivi? Perché non mettersi in moto? Tutto questo, come vedi, è il contrario del pessimismo, della negatività, del giocare costantemente la carta della vittima.

    Sono tutte situazioni nelle quali ti aspetti dagli altri dei cambiamenti che potrebbero venire da te. Allora, cosa aspetti?

AVVIA IL CAMBIAMENTO!



 

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