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Ancora dati sulla vitamina D

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Uno studio pubblicato recentemente sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism ha messo in evidenza come il 92% dei bambini obesi abbia una grave carenza di vitamina D

Mi trovo spesso in questo blog a scrivere di vitamina D. Non è una mia ossessione ma la semplice e logica conseguenza dell'essere consapevole di una quantità di ricerche sempre maggiore che mostrano quanto la vitamina D sia fondamentale per la salute umana. La vitamina D non solo favorisce l’assorbimento di calcio e aiuta le ossa a rafforzarsi ma esercita un ruolo di stimolazione del sistema immunitario e di regolazione del ciclo cellulare. Per questo motivo i suoi effetti sono sistemici e si ripercuotono sul nostro intero organismo.

Per esempio, uno studio pubblicato recentemente sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism ha messo in evidenza come il 92% dei bambini obesi abbia una grave carenza di vitamina D.

Non c'è da stupirsi: trattandosi di una vitamina liposolubile, la vitamina D si deposita nel tessuto adiposo e con l'aumento del grasso, c'è sempre meno vitamina disponibile per svolgere i suoi numerosi effetti nelle cellule dell'organismo.

Un altro studio condotto da Sara Gandini dell'Università di Milano-Bicocca ha invece confermato la stretta relazione tra livelli maggiori di vitamina D nel sangue e ridotto rischio di morte.

In un gruppo di 62.548 uomini e donne studiati per un minimo di 1.3 e un massimo di 24 anni, a livelli più alti di vitamina D corrisponde una riduzione del 29% del rischio di morte.

Come conseguenza di questa crescente evidenza sull'importanza della vitamina D sarebbe auspicabile che anche i medici cambiassero atteggiamento nei confronti di una prescrizione assolutamente sicura, facile da monitorare (basta un semplice e poco costoso esame del sangue della 25-OH vitamina D) e dal grande impatto preventivo.

Dosaggio corretto della vitamina D, nei bambini e negli adulti

Va tenuto presente che i valori normali per bambini e adulti sono compresi tra i 30ng/ml e i 100ng/ml di 25-OH vitamina D. Tuttavia, normale non vuol dire ottimale. Si considerano valori ottimali quelli compresi tra i 60ng/ml e gli 80ng/ml.

Nonostante i dati scientifici non manchino, ancora molte persone sembrano scontrarsi con un muro di gomma: il medico spesso risponde che la vitamina D non serve a nulla o addirittura che è pericolosa, In realtà si tratta di un’integrazione molto sicura e priva di effetti collaterali se non si superano le dosi corrette consigliate. Esiste molta confusione sulle modalità di assunzione e sulla tipologia di terapia.

Alcuni preferiscono assumere dosi elevate una volta al mese o persino una volta ogni tre mesi ma è certamente più fisiologico assumere una dosa più bassa tutti i giorni. La forma più efficace è quella oleosa con l’accortezza di assumere le gocce con un pezzo di pane per ottimizzarne l’assorbimento.

Il dosaggio dovrebbe essere però personalizzato sulla base dei valori ematici valutati con un esame del sangue. Nel caso questo dato non fosse disponibile è sconsigliabile superare le 1000 UI al giorno. Se si controllano con una certa regolarità i valori ematici l’integrazione con vitamina D può essere continuativa.

Va ricordato peraltro che non esiste un dosaggio ideale ma che è necessario usare il dosaggio specifico che permette di raggiungere i valori ideale nel sangue. Il processo quindi prevede una prima analisi, l’identificazione del dosaggio, una seconda analisi a distanza di 3-4 mesi e poi un’analisi ogni 8-12 mesi per verificare l’andamento della terapia.

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