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Longevità: come mantenersi giovani

longevità

Da cosa dipende la qualità dell’invecchiamento di una persona?

C’è chi ne è terrorizzato e chi invece cerca di non pensarci: l’invecchiamento è un tema davvero delicato, anche perché, in un modo o nell’altro, riguarda tutti noi.

Sono sicuro che hai sentito parlare di longevità, ormai è un argomento di cui si parla tanto nei siti internet e in televisione. Penso che si faccia bene a parlarne, ma non vorrei che se ne abusasse.

La medicina, purtroppo, nonostante tanti successi, ha permesso un notevole allungamento della vita media ma non un grande innalzamento della qualità della vita - soprattutto negli ultimi anni della nostra esistenza. Vivere a lungo ha molto senso, ma vivere a lungo e male non sembra una gran cosa.

La salute è indubbiamente il dono più grande, essendo l'unica cosa che a grandi linee accomuna tutti. E dovrebbe essere una preoccupazione, in positivo, costante ogni volta che compi delle scelte che riguardano da un lato l'alimentazione e dall'altro l'attività fisica che non dovrebbe mai mancare.

Insomma. Il tema della longevità non è qualcosa di esterno. È qualcosa che è in te e che devi considerare in via preventiva come una somma di buone abitudini, basate sulla prevenzione.

Da anni dico che dal medico ci si dovrebbe andare quando si sta bene, ma evidentemente sono ancora una mosca bianca in un contesto in cui si fa poca prevenzione e si spera invece nella soluzione facile e immediata quando il problema è già insorto. Il ragionamento, per quanto paradossale, ha delle basi scientifiche molto solide.

La medicina anti-aging

Oggi voglio spiegarti questi tre concetti:

- da che cosa dipende l’invecchiamento
- quali sono i fattori da considerare e in che percentuale influiscono sulla tua salute a lungo termine
- cosa puoi fare da oggi per cercare di vivere sano e felice fino alla fine, piuttosto che malato e debole per 120 anni.

Come credo tu sappia, sono stato il pioniere in Italia della cosiddetta medicina anti-aging, ma dimentichiamoci per un attimo queste etichette e proviamo a ragionare assieme su un tema così importante. Cerchiamo di capire quali siano i veri fattori su cui ci dovremmo impegnare ogni giorno per salvaguardare la nostra salute.

Non credo che sia importante vivere a lungo se ci si arriva privi di autonomia e forza. Il mio desiderio è creare protocolli che aiutino le persone ad essere la migliore versione possibile, sana e felice, fino alla fine dei propri giorni.

Da cosa dipende la qualità del nostro invecchiamento?

Se mi segui sai che non ho una grande passione per il termine longevità, anzi ritengo che sia stato usato troppo e che sia anche in un certo senso un termine che porta fuori strada, perché, cosa vuol dire longevità ? Vuol dire vivere a lungo, ma oggi viviamo già a lungo e se uno andasse a guardare la statistica di aumento degli ultracentenari è impressionante. La stessa vita media, in Italia, è cresciuta a dismisura grazie alle migliorate condizioni di igiene, a un arricchimento della dieta base e soprattutto all'estensione delle tutele medico-sanitarie prodotte dal welfare.

Tuttavia, nonostante questi dati ci portino al vertice delle classifiche internazionali, il vero dato di cui bisogna tenere conto è questo: quanta parte della lunga vita che viviamo è veramente sana? L'ISTAT ci dice che un uomo può godere di 59,7 anni di salute, 57,8 per le donne (dati del 2017). In sostanza c'è una forbice di quasi 20 anni nei quali non si sta proprio bene.

Il dato non è male, ma riflettere. Cosa succede se manteniamo invariato questo secondo dato sugli anni di salute, mentre invece incrementa quello generale dell'aspettativa di vita?

Avremo casi di persone longeve che vivono molto più a lungo, ma con una qualità della vita moto bassa, con una necessità di assistenza, aiuto e supporto farmacologico ospedaliero enorme e questo sta già comportando adesso un problema molto serio, in termini economici, per i sistemi sanitari di tutti i paesi occidentali. Non vi sarà sfuggito che l'assistenza alle persone anziane è diventato un vero e proprio business.

Dunque continuare ad insistere su questa teorica longevità, che poi nella pratica è quella che vediamo tutti i giorni nei nostri anziani, mi pare una cosa un po' fuori luogo.  Molto meglio parlare di qualità di questo invecchiamento, di quali sono le cose a cui dobbiamo badare per garantire che sì vivremo a lungo, ma soprattutto vivremo bene, arriveremo forti, energetici, contenti ed autonomi fino alla fine, o il più vicino possibile alla fine.

Questo è il concetto di compressione della malattia che è stato suggerito già molte decadi fa da un ricercatore americano che si chiama James Fries e che voleva in sostanza proprio sottolineare la possibilità di comprimere le malattie il più vicino possibile al momento della morte.

Oggi sta succedendo il contrario, cioè siamo riusciti a prolungare la vita anche a persone con un livello di salute molto basso, ma tutto sommato questo ha allungato gli anni di malattia, gli anni di sofferenza. Allora il prossimo passo per la medicina dovrebbe essere quello di garantire sempre più qualità della vita e questo si fa cominciando a lavorare sui soggetti molto presto, quando sono ancora in salute.

Questa, devo anche dirti, è la mia interpretazione di medicina anti-aging: medicina anti-aging vuol dire anti-invecchiamento, non è una medicina né in grado di evitare l’invecchiamento, né dovrebbe essere una medicina che prolunga la vita in maniera indefinita.

Quello che dovrebbe fare la medicina anti-aging, che piaccia o non piaccia questo termine, io non l'ho mai amato più di tanto devo dire, è quello di cercare di preservare più capacità funzionale possibile il più a lungo possibile.

Allora cerchiamo di capire un secondo da cosa dipende la qualità dell’invecchiamento, in buona sostanza lo sappiamo, dipende per un buon 50% dai comportamenti che adottiamo nel corso della nostra vita:

- se fumiamo, se beviamo troppo alcol, se siamo sedentari, se facciamo attività fisica o invece mangiamo molto bene. Quindi il nostro comportamento, le scelte della vita quotidiana sono fondamentali e determinano la fetta più importante della torta che definisce che cosa ci porta a vivere a lungo, ma soprattutto a vivere bene.

- un altro 20% dipende indubbiamente dalla genetica, cioè da quel patrimonio di capacità che ci sono state trasferite dai nostri genitori ed è chiaro che in quelle famiglie in cui ci sono delle persone longeve ma sane, c'è un'alta possibilità che alcuni di questi geni protettivi siano stati trasferiti.

- un altro 20% dipende dall’ambiente. Su questo abbiamo purtroppo sempre meno controllo e sempre più problematiche. Per ambiente intendo la qualità dell’aria, la qualità diciamo in termini di sostanze chimiche negli alimenti, nell’acqua, ma anche se vogliamo i colori dell’ambiente, quanta natura c’è, che rumori ci sono, quanto stress c’è...

- il 10% dipende dalle cure che ci possono essere fornite per mantenere questa qualità della vita il più a lungo possibile. È chiaro che sull’aspetto genetico possiamo fare abbastanza poco, ci sono dei grandi casi di super longevi, la più famosa è Jeanne Calment, 122 anni e 164 giorni passati quasi tutti ad un livello di salute buona. Certo è un modello che scardina un po’ qualsiasi ipotesi preventiva perché la signora Calment ha fumato fino alla fine della sua vita, ma non è questo un modello su cui scommettere. Di persone così ce n'è una su svariati milioni, chi usa questi modelli come alibi per non adottare uno stile di vita sano perde quasi sempre sistematicamente questa scommessa. Sull'epigenetica invece possiamo fare qualcosa in più, cioè su un comportamento e su come questo comportamento stimola l'espressione dei nostri geni e qui abbiamo due tipologie di regolazioni epigenetiche:

- una molto geografica, che è stata anche catalogata da alcuni ricercatori che hanno usato il nome "zone blu" per definire delle aree del mondo dove ci sono tante persone che non solo vivono a lungo, ma vivono bene. Le isole di Okinawa in Giappone, alcune zone del Costa Rica, la Barbagia in Sardegna, tutte zone molto isolate. Se c'è una caratteristica che queste zone condividono è proprio l’isolamento, quindi zone in cui è stato mantenuto uno stile di vita sostanzialmente antico, un'alimentazione sobria, moderata, con alimenti locali, uno stile di vita molto contadino a contatto con la natura, nel caso di Okinawa grande contatto anche a livello spirituale grazie alla pratica delle arti marziali, della meditazione.

Modelli che sono molto interessanti però difficilmente applicabili nel mondo occidentale, nel mondo in cui noi ci troviamo a vivere.

Nel mondo in cui ci troviamo a vivere noi possiamo però adottare un'epigenetica che definisco “pilotata”,  cioè cercare di creare un insieme di stimoli simili a quelli a cui sono esposte le persone che vivono nelle zone blu, ma crearli nel nostro ambiente e questo come lo possiamo fare?

Lo possiamo fare adottando quelli che io definisco i quattro fondamenti di una vita sana, cioè imparando a pilotare la nostra alimentazione, utilizzando dei supporti di integrazione alimentare per colmare il deficit di un'alimentazione sempre più raffinata, sempre più industrializzata, sempre più piena di sostanze chimiche, una pratica disciplinata dell’allenamento fisico, che sostituisce tutta quella parte di lavoro fisico che in occidente ormai non si fa più, e una pratica altrettanto disciplinata della gestione della mente dalla parte psico-emotiva e, oserei dire anche, se vogliamo, spirituale nel senso di quella parte che dà un significato più profondo alla nostra esistenza attraverso tecniche come la meditazione, la mindfulness, il thai chi, il training autogeno. Ce ne sono tante e ognuno può scegliersi la sua perché in buona sostanza agiscono in maniera molto simile.

Quindi il diventare capace di pilotare l'epigenetica significa diventare padrone dei quattro fondamenti della salute e inserirli nella propria vita quotidiana per un tempo sufficiente affinché sortiscano un'azione regolatoria profonda.  È chiaro che prima iniziamo meglio è.

Poi c'è un ultimo aspetto che voglio citare che riguarda una caratteristica fondamentale di tutti coloro che vivono bene gli ultimi anni della loro vita, che è l’ottimismo.

È un risvolto positivo della loro parte emotiva che permette sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che il bicchiere mezzo vuoto,  è chiaro che questa è una cosa che molti vedono come una fortuna, ma in realtà il discorso è più sottile.

Nei popoli che utilizzano la meditazione - per esempio - c'è un minor carico dallo stress. Per cui può sembrare causale che siano più ottimisti e più aperti. Nel mondo occidentale, molto frenetico, si è dato poco peso alla salute mentale non capendo che può avere risvolti positivi anche sul piano fisico.

Siamo in grado di controllare tutto: il tempo, il meteo, il telefono, internet, tantissime variabili che teniamo sotto controllo in maniera ossessiva e cediamo completamente all'idea che possiamo imparare a controllare prima di tutto noi stessi.

Le diete anti-aging

Al centro del dibattito sono soprattutto le diete anti-aging (con il torto di dimenticare l'importanza dell'attività fisica). Io stesso ti ho proposto nel blog alcune ricette anti-invecchiamento, che possono aiutarti a liberarti di un'alimentazione industriale, preconfezionata, eccessivamente ricca di zuccheri e sale, con troppi grassi trans. Puoi usarle per iniziare a variare la tua alimentazione.

Le diete anti-aging più in voga si basano su dei concetti molto validi: una restrizione calorica, cioè mangiar meno con minori porzioni, abbinata a una scelta di alimenti sani, freschi, con una prevalenza delle verdure sulle carni e un equilibrio nella ripartizione dei macronutrienti.

Altre diete, di cui abbiamo parlato, sembrano mimare gli effettidel digiuno, una pratica antica, legata alle tradizioni religiose di tantissime popolazioni nel mondo. Il digiuno intermittente persegue due obiettivi: mangiare più equilibrato e simulare gli effetti del digiuno, grazie a finestre temporali nelle quali gli zuccheri calano, c'è una minore attività del fegato, l'appetito si regola consentendo quindi di ottenere anche dei risultati sul piano del peso.

Questo è punto rilevante, a mio parere. Spesso le persone tendono a scambiare tutto ciò che passa sotto la denominazione di "dieta della longevità", o comunque quei regimi alimentari basati sul benessere di lunga durata, come dei metodi per dimagrire.

Ho già scritto che non esistono ricette magiche. Il dimagrimento conta poco se poi non si riesce a mantenere il peso forma nel tempo. La frustrazione di queste situazioni è nota a chiunque abbia provato a seguire regimi troppo drastici con al speranza di dimagrire.

Per perseguire la longevità non occorre quindi solo dimagrire. Occorre avere in mente un concetto globale che mette insieme un modo diverso di mangiare, basato sui principi della sana alimentazione, sull'attività fisica costante nel tempo, su una filosofia di vita più moderata, basata anche sulla ricerca del benessere psicologico (e quindi meno stress) e altri accorgimenti vari.

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