Sei convinto di avere i sintomi di un'intolleranza alimentare?

20/06/2016

Intolleranze alimentari: facciamo chiarezza.

Hai spesso la pancia gonfia? Digerisci male? Hai di frequente mal di testa? Sei spossato e privo di energia?

Potresti essere una delle tante persone che soffre di una qualche intolleranza alimentare.

Ma prima di farti capire come affrontare il problema e i sintomi, sei sicuro di sapere cosa sono esattamente queste intolleranze e come si diagnosticano correttamente?

Chiariamo, innanzitutto, che la terminologia usata anche da molti esperti non è scientificamente corretta e crea alquanto confusione. Il termine intolleranza andrebbe, infatti, applicato in senso stretto solo a quelle condizioni in cui un enzima necessario alla processazione di uno specifico nutriente è inattivo.

L'esempio tipico è l'intolleranza al lattosio causata, appunto, da un'inattività della lattasi, l'enzima che processa lo zucchero nel latte e capace di generare una serie di sintomi gastrointestinali e non solo ma mai di tipo violento o acuto. La velocità di insorgenza e spesso l'intensità dei sintomi che iniziano non appena la persona entra in contatto con l'alimento è infatti la caratteristica delle allergie, reazioni immunitarie mediate da una classe di immunoglobuline (IgE).

Ma allora gli altri fenomeni che non sono vere intolleranze come quella al lattosio e nemmeno vere allergie cosa sono? Questa classe di reazioni che sembra colpire così tante persone per molti anni non è stata nemmeno classificabile e solo da poco si è concluso che si tratta di reattività immunitarie mediata dalle immunoglobiline IgG che danno luogo a risposte tipicamente ritardate: mangio un alimento oggi ma mi scoppia il mal di pancia domani.

Muoversi di più e mangiare meglio in questo caso è la soluzione.

Proprio per questo ritardo tra esposizione all'alimento e insorgenza del sintomo si fa molta fatica a capire quale cibo è coinvolto. Per via della difficoltà che la persona ha nel capire cosa genera i sintomi, in poco tempo sono comparsi sul mercato una lunga serie di test, alcuni dei quali senza alcuna valenza scientifica. Simona, una mia paziente, ne aveva fatti di tutti i tipi, spendendo un sacco di soldi e non risolvendo assolutamente nulla. Anzi, di volta in volta aveva eliminato molti alimenti compromettendo così la qualità della sua alimentazione. Solo dopo aver fatto le analisi ematiche con la valutazione delle IgG - unico test con valenza scientifica - siamo riusciti a risolvere i suoi sintomi e a capire quali alimenti la disturbavano.

Voglio però sottolineare che anche queste analisi hanno dei limiti. Le IgG aumentano semplicemente quando il sistema immunitario viene esposto a grandi dosi di un alimento. Se una persona mangia molte uova per esempio, le IgG risponderanno selettivamente a questo alimento. Non è detto però che questo aumento sia connesso necessariamente alla presenza di sintomi.

Come fare allora? In primo luogo affidarsi a un medico in grado di guidare nel percorso diagnostico e di capire se i risultati di eventuali esami sono attendibili o no. A volte può essere utile una dieta temporanea di eliminazione, come quella che ho descritto in Mangia che ti Passa.

Eliminando gli alimenti che più spesso generano reattività, si ottengono ottimi risultati in molte persone.

Infine, ti consiglio di non pensare che ogni tuo problema sia legato a un'intolleranza. Per esempio, molti erroneamente ritengono che le intolleranze possano essere responsabili dell'aumento di peso. Non è così. Muoversi di più e mangiare meglio in questo caso è la soluzione.


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