È davvero possibile cambiare la propria personalità?

La personalità e il carattere sono il principale tratto distintivo di una persona. In lingua inglese, il personaggio di una storia si chiama "character". 

È il nostro abito per eccellenza, quello che ci definisce agli occhi degli altri e quello che è davvero complicato smettere di indossare.

I tratti caratteriali o della personalità sono tanti e vari. Ed è anche questo il motivo per cui è bello conoscere nuove persone.

Il fatto che i tratti si rivelino compiutamente conoscendo meglio le persone, frequentandole, non fa che aggiungere interesse alla scoperta.

Poi, ovviamente, ci sono caratteri e caratteri e non possiamo pretendere di piacere a tutti. Secondo le prime scuole di pensiero psicanalitiche il carattere di una persona, la sua personalità, il modo di comportarsi e di pensare, si formava nei primissimi anni di vita.

La personalità tende a rimanere stabile per tutta la vita, come se venisse allenata contro la nostra volontà.

Ci sono persone che alla fine non gradiscono i propri limiti caratteriali - ammesso che siano tali - e si domandano come potrebbe essere la loro vita se non li avessero.

Le persone troppo emotive vorrebbero essere più razionali, oppure il contrario. Il mite vorrebbe essere più coraggioso, quello troppo irruente desidererebbe maggior pazienza e così via.

In tanti però, questo sembra essere un terreno comune, attribuiscono ai limiti caratteriali il mancato raggiungimento di particolari obiettivi.

Quanti discorsi mi è capitato di sentire del tipo: "io non ce la farei mai", "per me è impossibile, non sono proprio la tipa", "al suo posto non so se avrei agito allo stesso modo", "non fa per me".

Quando si cerca di cambiare degli aspetti che non piacciono, lo si fa spesso con il meccanismo dell'impegno e della promessa personale, che fatica a realizzarsi principalmente per la mancanza d'azione.

Così che cambiare davvero un tratto caratteriale diventa un'impresa tanto più se quel comportamento è così radicato da risultare inestirpabile.

Sull'origine della personalità si è scritto parecchio fin dagli esordi della filosofia. Oggi la medicina e la psicologia ci rivelano che si può essere anche predisposti per un particolare carattere, ma che anche il modo in cui cresciamo e con chi interagiamo finisce per condizionarci tanto.

La personalità è un fenomeno psicologico culturale, nel senso che dipende molto dall'apprendimento e dalla formazione delle credenze personali (il proprio sistema di convinzioni).

Per tornare a quanto detto sopra, cosa rende interessante una storia? L'evoluzione del personaggio (character). Se si analizza da vicino la trama di romanzi e film di successo, si noterà che nella stragrande maggioranza dei casi (non calcolando film e romanzi di genere), ciò che li rende interessanti è che durante l'arco narrativo, il protagonista "cambia", "cresce", "matura"... la sua personalità, insomma, si modifica.

Ora, pensaci bene: la narrativa riguarda sempre storie speciali e personaggi a loro modo esemplari, ma ciò che accade in un film o in un romanzo, raramente accade nella vita quotidiana. Tanto che si dice a volte: "sembra di stare dentro un film" per esprimere stupore.

E questo perché, al contrario, la nostra vita è costellata di incontri tra individui che non mutano di personalità. È vero che gli psicologi stanno dimostrando che il carattere nell'età adulta è più malleabile di quanto si pensi, ma la verità è che ogni giorno abbiamo a che fare con persone che sono sempre le stesse.

E noi siamo sempre gli stessi.

Ma è davvero così? La personalità è immutabile? Il carattere di una persona può migliorare volontariamente? Puoi tu, nel concreto, essere una persona che acquisisce delle qualità caratteriali eliminandone delle altre, sulla base di una tua precisa scelta?

In verità la nostra personalità cambia nel tempo, ma i cambiamenti sono lenti e immutabili. Ad esempio, crescendo si diventa più responsabili, meno egoisti, meno narcisisti. C'è una stabilità di base che prende il posto dell'emotività o del tipico ribellismo giovanile. I guadagni, gli impegni familiari tendono a modificare la personalità intervenendo su alcuni aspetti.

Ma si tratta quasi sempre di cambiamenti passivi, indotti dalla maturazione e dall'assunzione di responsabilità (che può essere volontaria). Si diventa più posati, meno inclini al rischio, ma manteniamo dei tratti che si fanno valere nei confronti degli altri e che finiscono per caratterizzarci (il termine è proprio azzeccato).

Il ruolo delle abitudini

Se provassi a definire il carattere di una persona, è possibile che tu utilizzi le sue abitudini per inquadrarlo meglio.

"È inaffidabile", dici. Come mai? "Arriva sempre in ritardo", "gli dici di fare una cosa e non la fa", "non sa gestire il suo tempo", "non sa prendersi cura di me"...

Insomma, se vai a verificare pezzo per pezzo queste definizioni, ti rendi conto che sono la sommatoria di abitudini come il procrastinare, l'arrivare in ritardo, tirare per le lunghe, pensare sempre a se stesso et cet.

Il punto è che se non fai le cose, non saprai mai se sai farle o meno, per cui non sai veramente se potresti acquisire un tratto caratteriale desiderato.

Se ti senti sottomesso, lo sarai fintanto che non prendi decisioni da te, che gli altri le rispettino o meno.

Se non fai esercizio fisico, penserai sempre di essere pigro, fino a quando non avrai alzato il fondoschiena dalla sedia.

Se mangi troppo, sarai per sempre un mangione fino a quando non deciderai di tagliare le calorie dei tuoi piatti, e così via.

In buona sostanza è quello che fai che definisce il tuo carattere e non viceversa.

Non sei inaffidabile perché procrastini spesso, ma procrastini spesso perché non ti rendi conto che è molto meglio fare le cose subito, cioè dare un segno di fiducia nei tuoi confronti, anziché rimandare. E così via.

Ho conosciuto tante persone che non facevano movimento fisico e si dichiaravano pigre. "Ah, io guarda sono pigro caro Filippo, proprio non riuscirei ad alzarmi così presto per andare ad allenarmi". Io ripeto sempre: "prova! Che cavolo parli! Comincia già oggi, poi vedi se non cambi".

L'aspetto interessante è che le abitudini possono essere allenate sfruttando la capacità del cervello di intestarsi delle scorciatoie. Se provi piacere nel fare una cosa o se quella cosa ti assicura un vantaggio, stai certo che il tuo cervello la "codificherà" facendola diventare una sorta di percorso automatizzato.

È straordinario, se ci pensi bene, ma la neuroscienza lo conferma. È lo stesso meccanismo che sta alla base dei vizi. Quando smetti di fumare stai creando una nuova abitudine. O meglio stai intervenendo sullo stimolo che scatena quella pessima abitudine, riscrivendo pian piano il cervello, in modo da eliminare l'automatismo.

Se di carattere sei timido non c'è medicina migliore dell'interazione sociale. L'esempio che facciamo spesso, con Sonja, è quello della scala mobile del supermercato. Vai lì e ferma le persone con una banale scusa e parlaci, se ti abitui a interagire spezzerai quel tratto della personalità che ti definisce timido.

Infatti sei timido non tanto perché hai paura di parlare con le persone, ma perché non ci parli mai. Se ci parlassi scopriresti di poter rimuovere con il tempo anche la timidezza. E vale lo stesso per tante "tare" caratteriali.

Questo è ancor più vero quando si analizza il cambiamento di carattere che può produrre un trasferimento per lavoro, la frequentazione di persone diverse. Siamo esseri osmotici che assorbono tutto, perfino le espressioni gergali e l'inflessione dialettale.

Gli studi più recenti ci dicono che le abitudini sono dei meccanismi con i quali le persone regolano le proprie azioni insieme agli obiettivi.

E aggiungo io: le abitudini si formano attraverso la ripetitività dei comportamenti. Ripetere un comportamento più volte forma un'abitudini. Più abitudini formano un tratto caratteriale. Se vuoi cambiare quei tratti devi individuare le abitudini che lo contraddistinguono, risalendo alle azioni che concretamente le determinano.

Mi rendo conto che è più facile a dirsi che a farsi, ma se sei una persona che insegue degli obiettivi, e che trova un ostacolo nella propria personalità, può intervenire nel tempo innestando nuovi comportamenti.

Puoi partire dalla singola giornata per creare delle abitudini che ti faranno diventare più produttivo, attivo, rilassato e in pace con te stesso.

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Filippo Ongaro

AUTORE

Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2008, autore di 11 libri (Bestseller), ideatore del Metodo Ongaro® per l'alta prestazione e la crescita personale.

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