Dieta consigliata per il diabete di tipo 2

Quando si parla di malattia spesso ci si concentra sulle terapie farmacologiche, tralasciando elementi come l’alimentazione e lo stile di vita, considerati solo minimamente influenti sullo stato di salute.

Mi è capitato di vedere questo tipo di approccio soprattutto quando è presente una diagnosi di diabete di tipo 2: si pone tutta l’attenzione sul farmaco da assumere, mentre l’intervento nutrizionale si riduce a un’indicazione generica, cosa che si rivela inutile e a volte perfino dannosa.

Cos’è il Diabete Mellito di Tipo 2

Il Diabete Mellito di Tipo 2 (DMT2) è una malattia cronica di tipo metabolico molto diffusa al giorno d’oggi e purtroppo in continuo aumento.

Normalmente il meccanismo che governa il metabolismo del glucosio funziona così: i carboidrati che assumiamo dalla dieta vengono digeriti e scomposti in zucchero, che finisce nel sangue; a quel punto il pancreas produce insulina, ormone necessario per fare entrare lo zucchero all’interno delle cellule per produrre energia, in quantità direttamente proporzionali.

Nel DMT2 invece il meccanismo si inceppa: l’insulina non funziona più molto bene determinando una situazione di insulino-resistenza, oppure non viene più prodotta nelle quantità che ci sarebbero necessarie.

Lo zucchero rimane quindi nel sangue, la glicemia aumenta, e questo stimola il pancreas a produrre altra insulina, causando scompensi e disturbi che possono trasformarsi in complicazioni anche gravi.

L’insulino-resistenza si verifica soprattutto nei soggetti in sovrappeso, dove il grasso rappresenta una quantità enorme di energia depositata.

Ma l’insulina è anche un ormone lipogeno, cioè deputato alla formazione di grasso, per cui tutto il procedimento favorisce l’aumento di peso, con un vero e proprio circolo vizioso che colpisce un numero sempre più elevato di persone.

Indicazioni dietetiche per chi ne soffre

Per farti capire l’importanza dell’alimentazione anche nel caso in cui tu stia assumendo una terapia farmacologica per il diabete, voglio raccontarti la storia di una mia paziente di quando ancora esercitavo la professione medica.

All’epoca Gianna ha 53 anni, è in sovrappeso e ha un diabete mellito di tipo 2 per il quale le è stato prescritto un farmaco e la generica indicazione alimentare di “eliminare gli zuccheri”.

Decisa a prendersi cura di sé, assume il farmaco regolarmente e non mangia più zucchero da tavola, dolci e frutta, ma la glicemia fatica a rientrare nella norma.

Perché?

Eliminare gli zuccheri” è un’indicazione troppo vaga: elimina certamente un problema, ma non garantisce che l’alimentazione che ne deriva sia equilibrata in generale o per il caso specifico.

La presenza di grassi industriali, l’eccesso di carni grasse e di formaggi, il consumo di alcol, l'eccessivo uso di cereali raffinati e la scarsa assunzione di verdure per esempio, sono fattori che possono condizionare il livello di zuccheri nel sangue e il funzionamento dell'insulina ma che Gianna non conosceva e non aveva preso in considerazione.

Inoltre “eliminare gli zuccheri” non assicura necessariamente una perdita di peso - condizione necessaria per ripristinare un'interazione corretta tra cellule e insulina - e può portare alla demonizzazione di un alimento prezioso e ricco di fibra e micronutrienti come la frutta che, se ben gestito, non interferisce affatto con la normalizzazione della glicemia.

Questo può essere preso come esempio di come limitare l’intervento nutrizionale a un’indicazione generica si possa rivelare inutile e a volte perfino dannoso.

Che cibi evitare con il diabete di tipo 2

Trattandosi di una malattia di tipo metabolico, è più facile che nei casi di DMT2 le persone siano anche soggette a eccesso di peso, ipertrigliceridemia o ipercolesterolemia: sono tutte possibili conseguenze o concause dell’insorgenza di diabete che si influenzano tra loro.

È importante perciò fare attenzione a tutti quegli alimenti che possono influire in tal senso e che contengono grandi quantità di:

  • zuccheri aggiunti
  • grassi trans
  • grassi saturi
  • colesterolo

Tutte componenti che troviamo soprattutto in alimenti processati e confezionati, piatti pronti, dolci e merendine, salumi, snack, patatine e bevande, opzioni da eliminare il più possibile.

Altri cibi andrebbero invece solo limitati, come alcuni tra quelli di origine animale: carne rossa, uova e formaggi dovrebbero ad esempio essere alternati nelle rotazioni dei secondi piatti, mentre il burro può sostituire grassi come l’olio extra vergine di oliva, che andrebbe comunque sempre preferito.

I cibi che pensi di non poter mangiare (sbagliando)

Si possono mangiare le patate? E le carote? E le banane invece?

Spesso, ancora oggi, molte persone che hanno diabete mellito di tipo 2 sono convinte di dover evitare del tutto alcuni alimenti: carote, patate, o frutta più zuccherina come banane, uva e mandarini.

Il segreto però non sta nella qualità quanto nella quantità.

Prendiamo ad esempio che la tua porzione normale di frutta sia di 150 g: se volessi consumare un frutto con un contenuto zuccherino più alto rispetto alla media, come uva, banane o mandarini, basterebbe ridurre la tua porzione a circa 100 g per avere un apporto di zuccheri non eccessivo, ma non dover allo stesso tempo rinunciare a quella tipologia di frutta.

Le patate devono essere considerate sempre come un possibile sostituto dei cereali come pasta o pane, ma anche qui la qualità conta: meglio preferire le patate dolci, che a dispetto del nome, hanno un indice glicemico più basso rispetto alle varietà classiche.

Anche la preparazione è importante. Una purea di patate non sarà lo stesso se preparata con vere patate o con prodotti pronti confezionati: i fiocchi di patate della purea istantanea sarebbe opportuno evitarli; meglio ancora consumare le patate lesse, magari in insalata.

A contare infine è il pasto nel suo insieme e non solo il singolo alimento, motivo per cui è più importante che il pasto contenga fibre da verdure, frutta e legumi, piuttosto che fossilizzarsi su un contenuto di zuccheri leggermente maggiore: è vero, le carote contengono il 7,6% di carboidrati (fonte Banca dati IEO) contro una media di circa 3 g su 100 per la categoria “verdure”, ma non sarà questa la differenza a fare un danno, quanto il pasto nel suo complesso.

Ogni caso deve essere affrontato in maniera specifica e personalizzata, ma ci sono alcune indicazioni che possono essere messe in pratica sia in caso tu sia una persona sana che vuole fare prevenzione, sia nel caso tu abbia già una diagnosi di diabete mellito di tipo 2.

Scambia i cereali raffinati con quelli integrali

Pasta, riso, pane e sostituti dovrebbero essere il più possibile integrali, in modo da aumentare l’apporto di fibra dall’alimentazione, cosa che aiuterà a modulare la risposta glicemica del tuo corpo.

Anche consumare i cereali in chicco può essere una buona idea: aumenterai anche la varietà della tua dieta.

Mangia più legumi

I legumi sono ricchissimi in fibre, contengono sia carboidrati sia proteine, ma meno rispetto a cereali e prodotti animali: se decidi invece di abbinarli ai cereali ricordati di dimezzare entrambe le porzioni.

Aumentano molto anche il senso di sazietà, permettendoti di controllare la fame e il tuo peso corporeo.

Un po' di grassi sani...

I grassi da preferire sono quelli provenienti da olio extra vergine di oliva, pesci grassi come lo sgombro o il salmone e la frutta secca, ricca anche in fibre: questi cibi ti aiuteranno a tenere sotto controllo il tuo profilo lipidico e anche l’apporto di colesterolo dalla dieta.

...e tante verdure

Le verdure sono da consumare sia crude sia cotte, di ogni colore e meglio se di stagione: contengono molte fibre ma anche tantissimi micronutrienti, come sali minerali e vitamine.

Le giuste quantità di frutta

Meglio consumare la frutta tal quale, evitando i succhi e limitando le centrifughe e le spremute: è vero che il contenuto di zucchero naturalmente presente è abbastanza alto, ma fibre e acqua influiscono positivamente rallentando il suo assorbimento.

In generale è bene che i pasti abbiano un basso carico glicemico, ma questo dipende sia dalla quantità che dalla qualità di quello che si mangia: le indicazioni precedenti, unite al concetto del piatto unico di Harvard, potrebbero essere una buona base da cui partire per affrontare una situazione di diabete di tipo 2.

 

Considerazioni finali

Ti ho dato alcuni suggerimenti nelle righe precedenti, ma mi preme ricordarti che in ogni caso è importante che tu ti affidi alle cure del tuo medico diabetologo: ti aiuterà a monitorare la situazione e sarà lui a decidere la necessità o meno di una terapia farmacologica e dell’eventuale supporto di un dietista per l’ambito nutrizionale.

Solo un parere esperto può darti indicazioni sulle modalità per tenere sotto controllo la malattia e le sue possibili complicanze.

Impostare un’alimentazione adeguata al caso specifico, facendola comprendere nel dettaglio all'interessato, e associarla ad un programma di attività motoria può invece aiutare in modo significativo la terapia farmacologica a riportare i valori di glicemia alla normalità e, nei casi più lievi, a rendere perfino superfluo il ricorso ai farmaci.

Infatti tra i fattori di rischio del diabete troviamo, oltre a eccesso di peso ed iperalimentazione, anche sedentarietà e fumo di sigaretta, segno che lo stile di vita conta tantissimo nel determinare la gravità di una malattia. Devi quindi adottare uno stile di vita complessivo salutare per non perdere in salute, freschezza mentale ed energia.

Guarda la video lezione gratuita "Il timing della nutrizione" tratta dal corso "Nutrizione Potenziativa" contenuto in Soul Camp™, può aiutarti a farti le idee più chiare sulla tua alimentazione.

>> GUARDA GRATIS LA VIDEO LEZIONE ADESSO

 

Filippo Ongaro

AUTORE

Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2008, autore di 11 libri (Bestseller), ideatore del Metodo Ongaro® per l'alta prestazione e la crescita personale.

Lascia un tuo commento