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Come uscire dalla zona di comfort ed entrare in quella di crescita

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Tutto ciò che è conosciuto e familiare si può definire come “zona di conforto”. Questo significa che tutti, proprio tutti, abbiamo una “comfort zone”. La zona di conforto è sicura, protettiva, fondamentalmente perché è conosciuta.

Agire all’interno della zona di conforto alimenta molte delle nostre illusioni. Ad esempio, ci illude sulla controllabilità del futuro. È uno scudo contro le incertezze del domani. Cosa potrebbe mai accadere se ogni giorno percorri lo stesso tragitto casa-lavoro? Come mai potrebbe reagire il tuo partner se sai come ottenere determinate attenzioni o comportamenti?

La psicologia che sta alla base di questi comportamenti ripetitivi è nota ed è comprensibile. Il nostro cervello agisce per scorciatoie, la nostra stessa sopravvivenza – anche in un mondo evoluto come il nostro – è legata a meccanismi ancestrali e risposte da stress.

Lo stato di allerta, che ci dovrebbe mettere in una condizione di “combatti o fuggi” perenne, viene contrastato dal tentativo di diminuire l’ansia e lo stress. E un modo molto intelligente e pratico di alleviare stress ed ansia è agire all'interno di un perimetro sicuro. Perimetro simbolico e materiale.

Non è un caso che costruiamo rifugi, innalziamo pareti divisorie persino all'interno di una stessa abitazione, diamo molta importanza all'amicizia e alla parentela. In una parola, ricerchiamo “stabilità”. Che appunto restituisce a me o a te la sensazione di un controllo quasi assoluto sull'ambiente.

Ma allora perché viene sempre consigliato di uscire dalla zona di conforto?

È davvero utile farlo? Perché abbandonare un ambiente conosciuto in favore di uno sconosciuto?

La risposta è semplice: perché tutte le performance, di qualsiasi tipo, tendono ad appiattirsi nel tempo. Non è un caso che la spinta a uscire dalla “zona di conforto” arrivi dalle università americane (dalle facoltà di psicologia) che lavorano costantemente con i manager per migliorare il rendimento in azienda. Dopo un po’ si tende a mollare, a essere compiacenti con il proprio rendimento.

E in effetti, se ci pensi bene, questo schema di comportamento è tipico in tanti ambiti, non solo quelli strettamente professionali. In ambito sportivo, non sono pochi gli atleti che arrivano al vertice per poi mollare non appena hanno raggiunto sufficienti guadagni per godersela un po’ (a certi livelli l’impegno sportivo assorbe ogni aspetto della propria vita).

Ma pensa anche alle band di successo: nonostante l’età matura, gli autori di grandi musiche o grandi canzoni, spesso non sono in grado di replicare il successo ottenuto uno o due decenni prima.

La performance creativa ha raggiunto un periodo di stasi prolungato, dovuto al fatto che la stessa “creazione” è diventata una zona di conforto. Ci si accontenta di aggiungere un altro mattone sul muro, come ripeteva una vecchia canzone.

Se capita a livello professionale, figuriamoci nella vita di tutti i giorni. Ne sono coinvolti i tentativi di perdere peso, di tenersi in forma, di avere una vita relazionale e affettiva che riempie. Ci si accontenta perché semplicemente l’abitudine è un potente antidoto contro la voglia di assumere un rischio non calcolato che potrebbe costare caro.

La verità però è cruda. Il mondo è fatto di cambiamenti: nonostante si ammonisca saggiamente di non fare il passo più lungo della propria gamba, è cambiando qualcosa che si producono risultati. 

Ecco allora come provare a ottenere il cambiamento, rompere la catena della cattiva abitudine, scorgere un orizzonte oltre il solito sentiero che fai ogni mattina, da quando ti svegli a quando vai a dormire.

Spezzare la catena dell’ordinarietà provando a cambiare strada, in senso metaforico e reale.

Forse non lo sai, ma l’ansia in realtà potrebbe essere tua amica. Ovviamente non parlo dell’ansia come condizione patologica, parlo dell’ansia di cambiamento, di quella spinta motivazionale che senti come una sorta di inquietudine che ti mette di fronte al dubbio se rimanere così o provare a forzare.

Posto che teoricamente non conviene lasciare la strada vecchia per la nuova, perché dovresti fare il contrario?

  • Anzitutto uscire dalla zona di conforto ti aiuterà a raggiungere la migliore versione di te stesso. Come detto prima, degli studi confermano che l’ansia aiuta a raggiungere prestazioni ottimali e che – posto sotto pressione – potresti migliorare di colpo.

    Se stai cercando un aumento dei guadagni, un avanzamento di carriera, un miglioramento della prestazione sportiva, relazioni sociali e personali più appaganti, mettiti in una condizione di incertezza che generi ansia e stress (non patologici, ma momentanei).
  • Prendere dei rischi coscienti aiuta a evolvere la propria personalità e il proprio carattere. Come ripeto fino alla nausea, la tua personalità non dipende da delle caratteristiche astratte che ti porti appresso come un marchio di fabbrica. È invece la sommatoria delle abitudini, alcune non del tutto salutari, che imprime al tuo carattere quello specifico tratto.

    Se sei conservativo e prudente tenderai a fare poche cose fuori dall’ordinario. Ma se sei veramente interessato al concetto dell’alta prestazione, dovresti valutare il rischio come fattore di cambiamento.

    Pensa a Cristoforo Colombo: è probabile che fosse anche il gusto dell’ignoto a spingerlo verso una grande avventura. Lo stesso sbarco sulla Luna ha queste inequivocabili caratteristiche. E in entrambi i casi ci abbiamo guadagnato, spingendoci oltre.
  • Ci sono poi delle ricadute sulla salute psicofisica. Oggi le malattie dell’invecchiamento rovinano una parte di vita che si allunga. Non ha senso vivere a lungo e basta: ha senso vivere a lungo e bene, al riparo da malattie neurodegenerative e invalidanti.

    Ebbene, più ricerche confermano che imparare nuove cose, dedicarsi a qualcosa di nuovo – soprattutto espandere la propria rete sociale (e quindi varcare i confini della zona di conforto) aiuta a mantenere la mente lucida, consentendo al cervello – grazie al meccanismo della neuroplasticità – di rigenerarsi anche più avanti negli anni.

Per uscire dall’impasse della zona di conforto ti consiglio di:

  • Provare qualcosa di diverso ogni giorno. È assai probabile che la tua giornata sia scandita da una routine ben precisa. Prova a capire dove puoi introdurre un semplice cambiamento. Non ti serve per cambiare vita, ma per affrontare qualcosa di diverso. Sentirai un po’ di adrenalina: è la novità che chiama.
  • Guardare dentro te stesso, individuare le trappole che ti tengono in qualche modo confinato alla tua comfort zone. Verifica se queste non dipendano dalle frequentazioni, dall'eccesso di comodità, dal fatto che ti sei adagiato alla quotidianità subendo la decisione.
  • Procedere per gradi, imparando giorno dopo, rompendo gli schemi senza strafare.
  • Prenderti il tempo per decidere cosa fare e cosa non fare: le scorciatoie mentali, infatti, su cui si basano le abitudini, sono fatte apposta per non darti il tempo di pensare e invece agire di istinto.
  • Rompere questa regola: non pianificare tutto, concedi qualcosa all'improvvisazione. Spesso è questa che può portarti a trasformare l’eccezione in regola. Le persone di successo sono quelle che si danno delle regole, dei comportamenti, ma che sanno romperli quando sono di intralcio a un nuovo sviluppo.

Per cambiare la tua vita è necessario prendere decisioni in rottura con il passato.

Devi rompere la comodità del quotidiano, per andare incontro a qualcosa di straordinario.

Non è facile, ma hai mezzi per farlo.

AVVIA IL CAMBIAMENTO!



 

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