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Come trasformare i fallimenti in successi sviluppando la tua resilienza

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Non c'è ombra di dubbio che il fallimento faccia parte della vita di ognuno di noi e vorrei immediatamente farti riflettere sul fatto che chi raggiunge più obiettivi, chi fa di più nella vita, quasi sempre è la persona che ha fallito più spesso.

E questo è un po' un paradosso perché in genere quando si osservano le vite delle persone di successo, si tende a osservare soltanto una componente che è quella della riuscita, e ci si dimentica quante volte queste persone si sono scontrate con un muro e si sono magari anche fatte male.

Ci sono persone che reagiscono bene ai fallimenti e altre che reagiscono invece molto male.

Ci sono persone che prendono un fallimento come spunto per una lezione, per crescere, e ci sono invece persone che prendono il fallimento come una punizione che poi finisce con l'incidere sulla loro prestazione futura perché logicamente favorisce lo sviluppo di paure e insicurezze e riduce l’autostima.

Quindi questa differenza caratterizza le persone che soccombono al dolore del fallimento e vengono talmente impattate da questi insuccessi che poi finiscono col farli emergere quasi con una certa continuità.

Altre persone invece non se ne lavano le mani, ma lo assorbono in un altro modo e riescono quindi da quella base di fallimento a costruire qualcosa di più forte, un meccanismo più strutturato.

La parola chiave da cui dipende tutto questo è la parola resilienza, o meglio i livelli diversi di resilienza che le persone esprimono.

Cosa è la resilienza?

In realtà è un termine piuttosto intuitivo: significa la capacità di riprendere la forma originaria dopo che un evento la altera.

È un po' un'idea quasi meccanica no?

L'idea è assimilabile a quella di un materiale che tu puoi piegare ma che poi tende a ritornare alla posizione di prima, a differenza invece di un materiale privo di resilienza che pieghi e invece di tornare alla forma originaria, si spezza.


Ecco, la resilienza è una delle caratteristiche che appartiene alle persone cosiddette di successo, cioè coloro che riescono a cavalcare le onde della vita non costantemente intimorite dal rischio.

La differenza enorme con le persone che al contrario negli anni non hanno sviluppato resilienza è l'aver affrontato dolori, insuccessi e fallimenti ma senza utilizzarli come materiale grezzo per costruire se stessi.

Cioè non continuiamo a coltivare l'idea che la persona che ha costruito una grande vita sia solo una persona fortunata, a cui non è successo nulla o che non ha affrontato difficoltà mentre io poverino sono giustificato perché "sai, mi è successo di tutto".

Le cose non funzionano così per due motivi:

  1. perché oggettivamente non è così e la storia delle persone che hanno concluso qualcosa lo dimostra,
  2. perché non guadagni nulla a ragionare così. Purtroppo la cultura del vittimismo è la cultura del fallimento perpetuo perché resti nella condizione in cui sei proprio perché ti giustifichi, proprio perché ti ritieni una vittima.

Per evitare qualsiasi genere di fallimento con una vaga idea di volerci proteggere in realtà non capiamo che stiamo togliendo quel materiale grezzo che il bambino usa per rafforzarsi.

Questo concetto è molto importante perché lo identifichiamo in un momento della vita in cui il bambino apprende tante cose. E nonostante sbagli tanto, si rialza subito e impara facendo tesoro del fallimento.

Come avere successo

Per avere successo bisogna sviluppare la resilienza e questi sono i 5 punti importanti:

  1. Essere in grado di valutare l’adeguatezza degli obiettivi che ti eri dato.

    Questo è quasi un prerequisito, perché se ti eri dato degli obiettivi che erano totalmente fuori dalla tua portata per “x” motivi, allora avrai una sensazione di fallimento molto ridimensionata, perché sarebbe come se uno che non ha mai vinto nemmeno una gara ai campionati provinciali decidesse di andare a provare a fare una gara coi campioni del mondo o campioni olimpici.

    Arrivare ultimo non è un grande fallimento nel senso che l'obiettivo forse non era adeguato per te.  
  2. Impegnarsi a capire che cosa è accaduto e perché è accaduto. Si tende sempre a rimuovere l’insuccesso e proprio perché lo rimuoviamo in realtà non ne sfuggiamo mai, perché rimuovendolo non riusciamo a capirlo, non riusciamo a lavorarci su questi e rimangono lì come una energia negativa.

    Quindi il saper analizzare perché è accaduto qualcosa, che significato ha, che cosa è accaduto, quasi a guardare il fallimento negli occhi e studiarlo.
  3. Valutare che lezione emerge da questo fallimento. Una volta che ho capito che cos'è successo e perché, devo chiedermi cosa mi ha insegnato questo fallimento e cosa devo fare per la prossima volta. 
  4. Non identificarsi con la sconfitta, perché se tu cominci a identificarti con la sconfitta innanzitutto non sarai in grado di fare queste tappe di valutazione, e questo inizierà a influenzare il giudizio complessivo che dai su te stesso.

    La conseguenza è che invece di dire “ho sbagliato questa cosa perché...” comincerai a dire "sono sbagliato io" e questo fa una grande differenza in come affronterai le sfide successive.
  5. Non sentirsi soli. Il fallimento porta con sé una sensazione di solitudine, quasi come se fossi stato l'unico a fallire e a sbagliare.

    Condividere i propri fallimenti con onestà ti aprirà a una visione del mondo diversa, in cui ti renderai conto che tanti altri hanno fallito come hai fatto tu e si sono ripresi, quindi l'idea di isolarsi nel fallimento e considerarlo come una vergogna, qualcosa da non mostrare, non ti fa apprezzare quanto invece tutti sbagliamo e quando non ci sia nulla di strano nel sbagliare.

Voglio lasciarti come un ultimo pensiero: fallimento e sconfitta esistono solo se scegli che ci siano.

Se tu scegli che ogni cosa che fai è una sfida che può andare bene o male, ma che con ogni mossa che porti a termine hai la possibilità di crescere e di apprendere, ti assicuro che l'idea della sconfitta si allontanerà dalla tua mente e si aprirà la possibilità di ottenere dalla vita molto di più.

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