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Come smettere di procrastinare

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I comportamenti umani sono tutti riconducibili in modo più o meno diretto a due semplici fattori:

  1. Allontanamento dal dolore e dalla sofferenza
  2. Avvicinamento al piacere e alla soddisfazione

In sostanza ogni nostra decisione e ogni comportamento che adottiamo è finalizzato in qualche modo a farci soffrire meno o a darci più piacere. Tuttavia noi esseri umani per ragioni evolutive siamo portati a dare più peso alle conseguenze immediate dei nostri comportamenti piuttosto che a quelle a lungo termine. Questo fenomeno, detto di incongruenza temporale, deriva dalla realtà antica in cui davanti all’opzione uovo oggi o gallina domani, la scelta più saggia era prenderti l’uovo oggi perché magari a domani non arrivavi vivo.

Oggi la nostra realtà è molto differente e una vita riuscita necessita di pianificazione e anche di attenzione al raggiungimento di obiettivi a lungo termine che magari sono in contrasti con il piacere immediato. Facciamo un esempio. In tempi antichi il cibo era scarso quindi ci siamo evoluti sviluppando una forte tendenza a non sapere resistere al cibo e a mangiare troppo.

Oggi, in un mondo strapieno di cibi super-calorici, questa tendenza ci rema contro. L’uomo moderno ha quindi bisogno di trovare un nuovo equilibrio tra ciò porta piacere a breve termine (come mangiare) e ciò che invece genera soddisfazione nel tempo (rimanere in forma).

Per altro in tempi antichi tutto quello che dava piacere immediato tendeva ad essere anche utile a lungo termine. Oggi non è più così. Per questo, anche se umano, procrastinare rischia di metterci nei guai. A forza di rimandare infatti le cose si accumulano, gli obiettivi si allontanano e la percezione di controllo sulla nostra vita si indebolisce.

Siccome poi la vita di ognuno di noi si incastra in mille complessi modi con la vita degli altri, chi rimanda sempre indispone le altre persone e le irrita, dando vita a relazioni peggiori. Dobbiamo quindi imparare a non rimandare o almeno capire bene quali cose possiamo rimandare e quali invece dobbiamo affrontare subito.

Rimandare a domani è umano ma meglio non perseverare!

Mark Twain disse: “non rimandare a domani ciò che puoi benissimo rimandare a dopo domani”. In effetti a volte rimandare può avere senso.

Procrastinare significa letteralmente rimandare a domani, ossia ritardare qualcosa che sappiamo di dover fare subito ad un altro momento. Dilazionare, temporeggiare, rinviare, ritardare sono tutti sinonimi di procrastinare.

Tuttavia quando si parla di procrastinazione non ci si riferisce al rimandare una decisione complessa a quando si hanno elementi sufficienti per scegliere o a prendersi del tempo per capire meglio la natura di un problema. Questo non solo è lecito ma è perfino doveroso per evitare di fare scelte sbagliate. Con il termine procrastinare ci si riferisce appunto alla condizione in cui sappiamo bene che il compito andrebbe portato a termine ora, ma scegliamo di non farlo.

Rimandare è umano, ma se diventa una prassi rischia di diventare un freno importante alla realizzazione dei nostri progetti di vita.

Perché si tende a procrastinare

Come abbiamo detto, i nostri comportamenti dipendono dalla ricerca di piacere o dalla fuga dal dolore ed è da questi due fattori che trae origine anche la procrastinazione. Potremmo decidere di rimandare qualcosa perché veniamo attirati da qualcosa di più piacevole oppure semplicemente perché non siamo disposti ad esporci alla fatica e alla sofferenza dello svolgere il compito.

All’interno di questo possiamo rilevare diverse sfumature: la paura di commettere un errore o di fallire, l’autoinganno di pensare che rimandare sia la soluzione ai nostri problemi o la noia che ci spinge a cascare con maggior facilità nelle tentazioni.

Quello che distingue il rimandare di tipo fisiologico da quello disfunzionale è determinabile solo sulla base delle conseguenze che il rimandare stesso genera. Dovrei fare la spesa oggi ma invece decido di andare domani mattina. Se questo per esempio non cambia nulla nel mio piano settimanale, non possiamo considerarlo un vero problema. Se però so già che domani avrò ancora meno tempo e questo farà si che, con tutta probabilità, io rimandi di nuovo e magari per questo finisca con il mangiare al bar per vari giorni, allora sarà un procrastinare disfunzionale.

Allo stesso se ho in mente di chiamare un amico con cui non parlo da tempo ma decido di farlo domani invece che subito non è un gran problema. Se rimando invece un colloquio importante perché mi fa paura, sto cedendo ad un tipo di atteggiamento disfunzionale.

Un altro parametro da tenere in considerazione è la velocità con cui recupero dall’aver rimandato un compito. Rimandare a domani è un conto, rimandare a domani, dopo domani, dopo, dopo domani e così via, è una situazione molto differente.

Rimandi troppo le cose da fare? Occhio alle conseguenze

Acquisire l’abitudine di rimandare i propri compiti può avere delle conseguenze importanti sulla nostra vita e sul rapporto con noi stessi tra cui:

  1. Difficoltà nel realizzare i propri progetti
  2. Peggioramento dei rapporti interpersonali
  3. Riduzione dell’autostima e della sensazione di autoefficacia
  4. Riduzione della stima che gli altri hanno in noi e della percezione di affidabilità
  5. Problematiche lavorative, economiche e di salute

Come accennato in precedenza, non sempre rimandare porta a conseguenze estreme ma se ci si accorge di una tendenza presente in modo eccessivo è bene intervenire ed eliminarla. I passi operativi per cambiare una cattiva abitudine sono meno complessi di quello che si pensa. Come ogni nostro comportamento, anche il procrastinare non è frutto di una caratteristica innata quanto di un’abitudine appresa.

Le soluzioni anti-procrastinazione

Battere la procrastinazione è possibile se si lavora in modo intelligente su alcuni fattori fondamentali:

  1. Piacere: è necessario provare ad identificare il compito come qualcosa che ci da piacere e non come una sofferenza. A volte è una semplice fattore di percezione. Se per esempio riusciamo a focalizzarci sulla sensazione di soddisfazione che percepiamo se portiamo a termine il compito come previsto, allora la componente noiosa o pesante diventerà meno evidente.
  2. Riposo: la stanchezza psico-fisica compromette la nostra capacità decisionale, ci rende più vulnerabili alle tentazioni e ci fa sembrare il compito che abbiamo davanti più complesso. Dobbiamo quindi puntare a fare le cose più difficili e faticose quando abbiamo i livelli più alti di energia e concentrazione.
  3. Preparazione: molto spesso rimandiamo perché non ci sentiamo sufficientemente pronti ma non sarà il tempo a darci maggior preparazione ma il nostro impegno. È importante quindi mettersi al lavoro per colmare le proprie carenze e sviluppare maggiori competenze per affrontare le sfide che la vita ci offre.

In un mondo che sembra obbligare ciascuno di noi a sottostare alla regola del “tutto e subito”, sapere rallentare e dettare il proprio ritmo alle cose potrebbe anche essere una grande virtù. Questo non va confuso con il procrastinare che significa invece rimandare nel tempo compiti e sfide fondamentalmente perché ci fanno paura o ci infastidiscono.

Sappiamo bene che tutto ciò da cui proviamo a scappare finirà con inseguirci con sempre più tenacia. La soluzione è smettere di scappare e iniziare ad affrontare a testa alta ogni sfida.

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