Come pensare positivo (perché fa bene davvero)

Hai mai sentito il detto “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”?


Oggi affrontiamo il tema del “pensiero positivo” e di come ridurre la distanza che c’è tra ciò che “potremmo fare” e ciò che invece facciamo. Il pensare positivo viene considerato terapeutico, nel senso che aiuta a superare i fastidi di una giornata quotidiana e ad affrontare meglio la vita.

Ma non è di certo un qualcosa che può nascere all'improvviso, anche se ci si impegna a non essere pessimisti.

Ma quanto è possibile influenzare i pensieri? E se fosse possibile, basterebbe avere solo pensieri positivi per vivere una vita più leggera e serena?

In teoria sì, ma è davvero difficile da mettere in pratica.

Nella cultura occidentale il discorso di “pensare positivo” appare a molti superficiale e quasi slegato dalla realtà.

Da molti anni però alcuni psicologi portano avanti degli studi che dimostrano quanto i diversi tipi di pensiero riescano ad influenzare il raggiungimento di un grado maggiore o minore di felicità e serenità.

Al punto tale che oggi, nelle neuroscienze, la felicità non viene più interpretata come uno “stato” ma piuttosto come un “abitudine” che va esercitata quotidianamente, attraverso il pensiero positivo.

Ma basta questo campo di ricerche per rassicurarci?

In effetti tutti noi sappiamo che le teorie sono importanti, ma quello che fa la differenza è veramente la pratica e cioè un’area, quella del pensare positivo, in cui tutto questo si applica perfettamente.

È un cosa di cui ci possiamo rendere conto direi quotidianamente e che, senza saperlo, spesso sta alla base del mancato raggiungimenti degli obiettivi.

La reazione più tipica quando si parla di queste cose a parte dire appunto che "tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare" è quella di dire "Eh sì ma è difficile”. Sono espressioni molto comuni alle quali ci si abitua, ma senza capirne veramente la portata.

Il punto però sta nel capire che il difficile è importante e che il facile ha spesso poca importanza o meglio: richiede poco impegno. Se un obiettivo richiede poco impegno probabilmente non è nemmeno un obiettivo. È un punto di partenza.

La maggior parte dei percorsi che la vita ci propone in un certo senso hanno un elevato grado di difficoltà, ma non è questo un buon motivo per rinunciare ad andare in quella strada.

Nel nostro mondo moderno un eccesso di positività viene visto male, spesso perché c'è una sorta di Da molti anni ormai alcuni psicologi hanno dato vita al filone della psicologia positiva e hanno scritto molti libri su questo e ci sono oggi chiaramente conoscenze e dati che ci dicono che pensare positivo non è affatto una cosa superficiale.

Non è affatto una cosa stupida e può fare una differenza enorme nel raggiungere un maggior grado di serenità e di felicità, al punto tale che oggi da un piano neuroscientifico la felicità non viene più interpretata come uno stato, ma piuttosto come un'abitudine.

La felicità si costruisce attraverso delle abitudini quotidiane che a forza di essere esercitate diventano la realtà del tuo pensiero e sappiamo perché.

Si dice che i neuroni che si accendono assieme, finiscono con il legarsi assieme.

Dunque mano a mano che tu eserciti un certo tipo di pensiero, quello che accade è che diventerà sempre più facile esercitare quel tipo di pensiero.

Ovviamente questo succede anche al negativo, mano a mano che tu dai spazio a questo retro pensiero negativo, giudicante e fastidioso, questo diventerà automatico e sempre più semplice.

Ci sono delle ragioni profonde per cui tutto questo accade, non è una questione semplicemente di scelta.

Rick Hanson, uno psicologo americano, ha fatto un esempio secondo me molto calzante e ha detto che gli esseri umani hanno il velcro per il negativo nel cervello e il teflon per il positivo, cioè abbiamo una tendenza spiccata a riconoscere la negatività e a trattenerla e una tendenza altrettanto spiccata a non essere in grado di assaporare pienamente le cose positive.

E questo vale sia che si parli di eventi reali, sia che si parli di pensieri che tu effettivamente produci.

Perché è così?

È abbastanza semplice. Sul piano evolutivo è evidente che avere una particolare capacità di riconoscere le cose negative coincide con una grande capacità di riconoscere il pericolo e dunque di salvarti la vita.

Dunque è chiaro che sul piano evolutivo la natura ci abbia resi più attenti al negativo piuttosto che al positivo.

Ma nel mondo attuale, nel quale i pericoli sono diminuiti, compresi quelli derivanti da infezioni e attacchi da altri animali (l'essere vivente più pericoloso per l'uomo è la zanzara là dove non esistono cure e piani di bonifica contro la malaria, in altri casi è l'uomo stesso che è un pericolo per se stesso), questa propensione verso il negativo può essere controproducente e produrre un enorme abbassamento della qualità della vita.

Ecco perché credo che sia importante partire da un concetto, che si ripete in tantissimi degli argomenti che hanno a che fare con la salute, il benessere, con la capacità di gestire meglio la nostra esistenza ed è la consapevolezza.

Se io riesco ad alzare il livello di consapevolezza riguardo a ciò che mi sta accadendo nel cervello, ho fatto un passo verso la modulazione del pensiero stesso e per esempio, per quel che mi riguarda, mi ripeto abbastanza spesso un concetto che mi aiuta ad aumentare il livello di consapevolezza e che potrebbe essere riassunto così "ecco qui che torna”.

Trasforma il pensiero negativo in positivo

Quando viene qualcosa di negativo prova semplicemente a fermarti e a dire "Eccolo qua, sta tornando il pensiero negativo”, prova a riconoscerlo per quello che è.

È un qualcosa che può essere reale o può essere inventato e che viene trattenuto in modo particolare perché tu hai il velcro nella testa.

Nel momento in cui diventi consapevole di questo, ecco che questo meccanismo comincia a funzionare meno bene e si apre la possibilità nella tua sfera emotiva di vedere meglio le cose positive.

Dunque, io credo che la vera trappola di tutti noi nel vivere veramente a pieno e nell'affrontare le problematiche della vita utilizzando tutto il nostro potenziale sia l’automaticità.

La ripetizione nel tempo.

Quando le cose sono automatiche e non riconosciamo questo meccanismo, tendiamo a subire perché ovviamente l'automatismo in negativo lavora contro di noi.

In questo caso occorre mettere un freno, riconoscendo proprio il momento negativo

Dunque quello che va fatto è inserire un semplice meccanismo di freno, un rallentamento dell'automaticità che potrebbe partire proprio dal riconoscimento "Eccolo qui che torna" del pensiero negativo e immediatamente questo riconoscimento funziona da freno e aprirà la possibilità tramite questa pausa nella automaticità all'aspetto positivo che tu puoi tirare fuori anche relativamente ad un problema.

Quindi la consapevolezza è la chiave per spegnere l'automaticità negativa e per scoprire la propria dimensione positiva.

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Filippo Ongaro

AUTORE

Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2008, autore di 11 libri (Bestseller), ideatore del Metodo Ongaro® per l'alta prestazione e la crescita personale.

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